Per una caserma italiana, la cosa più strana è vedere uomini in tuta mimetica che lavorano al fianco di ragazzoni con barbe hipster e capelli lunghi. Ma questa non è una base normale: siamo nella centrale operativa della guerra cibernetica. Ormai tutto è digitale e tutti parlano di difesa cyber.

Inizia così l'articolo di Francesco Bussoletti dal titolo "Sicurezza, qui l'Italia prepara i suoi agenti speciali 'cyber' contro gli attacchi informatici" pubblicato su Repubblica.it lo scorso 04 giugno. Continuando a leggere, si parla del Comando per le Operazioni in Rete (COR) e nello specifico di

nuclei di specialisti, chiamati Cellule operative cibernetiche (COC), che possono operare in patria e soprattutto all'estero

e che

vengono addestrate in un poligono speciale, un 'cyber range' dove simulano gli scenari più complessi dei conflitti contemporanei

Lo stesso autore, su Difesa & Sicurezza, in un articolo dell'8 giugno dal titolo "Cyber Warfare, anche l’Italia ha le sue “forze speciali” cyber", aggiunge

Alcuni team, con compiti difensivi, si trovano già in vari teatri operativi o vi arriveranno nel prossimo futuro. Sono presenti in Kosovo e in Afghanistan e presto faranno parte della NATO Training Mission in Iraq. Il loro compito principale, infatti, è difendere le infrastrutture dalle minacce cibernetiche e garantire la libertà di movimento delle forze alleate.

Per quanto riguarda i "nemici",

(i) più sofisticati da cui il Comando si deve difendere sono chiamati Advanced Persistent Threats (APT); fra questi, i più famosi e sfidanti, per la complessità dello tattiche e le tecniche impiegate, sono: i cinesi di HAFNIUM; i russi di SILVERFISH, APT 28 (Fancy Bear) e APT 29 (Cozy Bear); i nord coreani di Lazarus (alias APT 38) e i pachistani di APT 36 (Mythic Leopard). Non mancano, comunque attori iraniani o di altre nazioni. Peraltro, le “armi” usate negli attacchi alle reti della Difesa differiscono leggermente da quelli al perimetro della sicurezza nazionale, seppur in generale il panorama sia simile. Segno, che gli scopi degli aggressori sono diversi. Inoltre, sempre più spesso più gruppi si alleano e cooperano contro singoli bersagli, rendendo più difficile difendersi.

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